Non solo le imprese, non solo i lavoratori, ma anche le università: il Decreto Cura Italia, approvato dal governo per risanare l’Italia in seguito all’emergenza COVID-19, interessa anche le accademie.
Nello specifico, sono stati previsti sia degli immediati cambiamenti organizzativi, sia delle modifiche future all’assetto universitario. Questa situazione straordinaria, che ha interessato dapprima il nostro paese e successivamente l’intero pianeta, sta portando tutti a fare un passo in avanti nel mondo della tecnologia.

Vediamo da vicino cosa cambierà per gli studenti universitari.

Oltre alla chiusura delle università fino al 3 aprile 2020, salvo nuove disposizioni, il Decreto Cura Italia ha disposto 85 milioni per il sostegno alla didattica a distanza. Nello specifico, è stato istituito il «Fondo per le esigenze emergenziali del sistema dell’università, delle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica e degli enti di ricerca» con circa 50 milioni, che verranno stanziati per incentivare le attività formative a distanza.

Se le lezioni online ormai sono diventate una consuetudine di questo periodo, le lauree e gli esami da remoto sono invece stati il privilegio di poche università. Per questo, il decreto ha disposto lo slittamento al 15 giugno di tutte le sedute di laurea previste a marzo e ad aprile: gli studenti interessati verranno considerati in corso e non dovranno pagare le tasse. E non solo. Sono posticipate  tutte le scadenze per la consegna della tesi e per la sua revisione e, inoltre, sono rimandati tutti gli esami, salvo diverse disposizioni rilasciate dagli atenei.

Riguardo quest’ultimo punto, infatti, il decreto si è particolarmente pronunciato sul “lavoro agile” e, quindi, sulla possibilità di organizzare l’università a distanza. Dopo questo primo periodo di prova obbligata, infatti, gli atenei sono stati costretti a fare un passo avanti e questo è stato ben evidenziato dalle nuove misure messe in atto. Apprendimento a distanza, licenze per le piattaforme di didattica e formazione ai docenti sul funzionamento dell’università 2.0: tutto questo è incluso negli 85 milioni stanziati dal governo per creare un’università futuristica.

E per chi si è già laureato o sta per farlo? Ci sono novità anche nel campo dei neolaureati, soprattutto per gli iscritti alla facoltà di Medicina e Chirurgia. Scompare, infatti, l’esame di abilitazione oggi e in futuro: dopo la laurea si potrà subito svolgere la professione, previo periodo di tirocinio.
Chi invece sogna di entrare a far parte del mondo accademico potrà ancora presentare la sua domanda fino al 10 luglio, per il quarto quadrimestre, e fino al 10 novembre, per il quinto quadrimestre.

L’università smart, quindi, sta pian piano diventando una realtà anche in Italia e presto si potranno vedere i primi effetti di un cambiamento già preannunciato.