Il Co-Living viene oggi definito come la nuova frontiera dell’innovazione. Il suo concetto racchiude in sé una filosofia moderna, uno stile di vita che valorizza la condivisione e l’interazione fra persone diverse. Non si tratta semplicemente di co-abitare, bensì di condividere spazi e risorse.

Nel 2010 lo startupper Michael Bodekaer lanciò il progetto Gateway, riunendo per un mese imprenditori e creativi di tutto il mondo a Bali per un’esperienza di coliving e coworking. L’esperimento fu un gran successo, sia dal punto di vista sociale che produttivo, e dimostrò che la condivisione degli spazi e di alcuni servizi, quali ad esempio rete wi-fi, lavanderia, palestra e aree relax, rappresenta un vantaggio per tutti coloro che ne usufruiscono.

Il co-living è visto come un settore promettente da diversi leader di mercato, come sviluppatori immobiliari, società che si occupano di hospitality e investitori. Il concetto di “Housing as a Service (HaaS)”, o spazio come servizio, sta sconvolgendo il modo in cui cerchiamo e selezioniamo gli alloggi. L’offerta di servizi è oggi uno degli aspetti chiave della sharing economy: gli utenti preferiscono il consumo basato su “contratti” a breve termine e quindi l’opportunità di affittare spazi per brevi periodi, che siano compresivi di una serie di benefit e comfort a prezzi ridotti.

Per quanto il co-living possa sembrare quindi un fenomeno alla moda e di nicchia, questa moderna formula di abitazione è in continua espansione e rappresenta una risposta strategica all’urbanizzazione estrema e alla mancanza di alloggi a prezzi accessibili nelle aree metropolitane. Soprattutto per alcune categorie, come studenti e millennials, che rappresentano il 75% di quello che sarà la forza lavoro entro il 2030, la co-abitazione sta diventando una vera e propria necessità.

Basti pensare infatti che i criteri di valutazione degli atenei internazionali si basano anche sulla presenza o meno nei paraggi di una residenza universitaria, che nella maggior parte è casi è omnicomprensiva di tutta una serie di servizi messi a disposizione degli studenti che vi abitano. In Italia l’offerta di alloggi in residenze universitarie è pari a circa 65mila posti letto contro i circa 450 mila di Germania e Francia ed i 700 mila nel Regno Unito.  Nel nostro Paese gli studenti, soprattutto quelli fuori sede, hanno sempre alloggiato in abitazioni private in centro città, mentre all’estero i campus e i dormitori nei pressi delle università sono già da anni un modello di residenzialità consolidato. È quindi importante oggi investire nel settore dello Student Housing, che si basa proprio sul concetto di co-living, per offrire un’alternativa valida, moderna ed economica a chi studia in Italia. Ed è proprio ciò che ha fatto CampusX, network di residenze universitarie che ridefinisce l’esperienza abitativa dello studente, ispirandosi ai modelli di accomodation internazionali.

Campusx offre ai propri ospiti la possibilità di scegliere stanze o appartamenti privati già completamente arredati e contemporaneamente di usufruire di una serie di servizi extra quali pulizie, palestra, aree studio, zone comuni, cucina, lavanderia, piscina e tanto altro. La creazione di momenti di connettività e condivisione, e quindi di innovazione sociale, è fondamentale, soprattutto nella formazione dei giovani. Le persone tendono sempre di più a scegliere il co-living perché è conveniente e perché offre diversi vantaggi: garantisce privacy e allo stesso tempo promuove il contatto sociale.

Il co-living rappresenta quindi l’alternativa ideale per uno stile di vita inclusivo, che aiuta ad incontrare nuove persone, collaborare e imparare qualcosa di nuovo ogni giorno.