Quasi tutti i percorsi universitari iniziano con una prova d’accesso, che sia per verificare i requisiti culturali di una persona o che sia necessaria per accedere alla facoltà scelta, in ogni caso il modus operandi è lo stesso: foglio sotto gli occhi e concentrazione massima, utilizzando tutte le proprie conoscenze per cercare di accedere a tutti quei corsi che prevedono un numero chiuso.
Ci sono due tipologie di corsi a numero chiuso: quelli locali e quelli ad accesso programmato nazionale.
Gli ultimi menzionati sono gestiti direttamente dal MIUR, in particolare quelli di: medicina, veterinaria, architettura, IMAT, professioni sanitarie e scienze della formazione primaria.
Per quanto riguarda i corsi a numero chiuso locale, invece, sono gestiti direttamente dalle Università.
Il “numero chiuso” è riferito al fatto che per poter procedere con l’immatricolazione è necessario superare un test d’ingresso.
Questo avviene poiché, per alcuni corsi di laurea, c’è un numero predefinito di posti disponibili, stabilito dalle Università, infatti molte volte i test d’ingresso a numero chiuso sono locali, cioè stabiliti dalle Università. Per quanto riguarda i corsi “ad accesso programmato nazionale”, si fa riferimento a indirizzi di studio dove il numero dei posti disponibili viene comunicato a livello nazionale mediante un decreto del Ministero dell’Istruzione che stabilisce la data del test, il numero delle domande e tutte le specifiche.
I corsi ad accesso “programmato nazionale”, come: Medicina, medicina in inglese, Veterinaria, Architettura, Professioni Sanitarie e Scienze della Formazione primaria, il MIUR comunica annualmente il numero dei posti disponibili a livello nazionale e pubblica un bando di concorso.
Ad oggi la situazione delle Università italiane è abbastanza problematica in termini di posti disponibili e capienza delle aule.
Per il quinto anno di seguito, Repubblica ha chiesto ai 61 atenei italiani dei dati sulle immatricolazioni e risulta che continuano a salire le domande delle matricole nonostante il numero chiuso di tante Università.
Sono tanti i rettori che sottolineano come la crescente domanda di nuovi studenti dovrebbe determinare un miglioramento delle infrastrutture e in generale delle Università anche per quanto riguarda il numero di tecnici e docenti ed evitare di posizionare l’Italia come uno dei paesi europei dove l’investimento di risorse è tra i più bassi del continente
Crescono notevolmente anche le più piccole come la Mediterranea di Reggio Calabria o del Sannio.
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