Non è raro sentir parlare di “Fuga di cervelli” quando si affronta un tema come la ricerca in Italia. Non è, altrettanto, inusuale associare a questo discorso l’idea che, nonostante tutto, l’Italia sia una fucina di grandi idee che spesso si trasformano in incredibili azioni, attuabili soprattutto in casi di emergenza. Un esempio? “Il tampone virtuale” messo a punto dal ricercatore Giovanni Saggio presso il Dipartimento di Elettronica dell’Università di Tor Vergata di Roma.

Ma, come sempre, andiamo con ordine partendo dai cambiamenti avvenuti sul fronte delle sperimentazioni in Italia.

Secondo quanto stabilito dal MIUR stesso, dal 2018 al 2022, gli atenei o poli accademici che si sono distinti per le loro idee innovative riceveranno un miliardo di euro, spalmato in 4 anni, per la messa a punto dei progetti. La scelta di erogazione è stata stabilità dall’ANVUR, l’Agenzia Nazionale per la Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca, che ha identificato 180 proposte meritevoli di essere finanziate. Circa il 60% degli atenei considerati è nel Nord Italia, ma ben 74 università sono nel Centro-Sud Italia.

Tra queste spiccano l’Università di Bari, vicina al nostro CampusX nel capoluogo pugliese, che negli ultimi anni si è distinta per i progetti in campo veterinario, e tutte le università di Roma. Su queste c’è una menzione speciale per l’università di Tor Vergata, anch’essa vicina alla nostra piccola smart city romana. Nonostante la facoltà rientri nella classifica per i suoi valevoli progetti nel campo matematico, di recente, è stata riportata sotto i riflettori dell’opinione pubblica per il suo “tampone virtuale”, messo a punto dal professore e ricercatore Giovanni Sergio, docente di elettronica presso l’area di Ingegneria e la Facoltà di Medicina.

Pensata come supporto per la diagnostica delle malattie, come il Parkinson e l’Alzheimer, già dal 2009 l’app in questione sfrutta un algoritmo di intelligenza artificiale che può analizzare lo stato di salute di una persona dalla sua voce. «E lo può fare anche con percentuali di accuratezza tra il 95% e il 98%» spiega lo stesso Saggio in una lettera indirizzata alla Ministra per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, Paola Pisano. Attualmente in uso nei reparti per i malati di Covid nella struttura dei Castelli Romani, l’utilizzo di quest’app potrebbe presto espandersi a Latina, Pavia e Verona.

Il suo uso, al momento, potrebbe fungere da scanning preliminare, andando a limitare l’impiego dei 50.000 tamponi previsti al giorno; inoltre, il sistema dispone di una corretta gestione della di privacy. A differenza della tanto discussa app Immuni, infatti, questo “tampone virtuale” è provvisto di un codice che è in possesso solo dell’ospedale, poiché, la diagnosi definitiva deve essere eseguita da un medico. Questo caso preso in esame è di per sé rivoluzionario se si considera l’origine dello studio e, soprattutto, la disponibilità di sperimentazione.

Alla luce di quanto dichiarato, quindi, possiamo aggiungere una spunta positiva sulle attività di ricerca italiana, considerando l’impiego di tutte le risorse passate, presenti e future per combattere l’epidemia. Su quest’ultima nota positiva, inoltre, vanno aggiunti i 600 milioni di euro messi a disposizione per i migliori scienziati dalla Commissione Europea. In questo gruppo, infatti, ci sono tantissimi ricercatori in campo medico e tecnologico che potrebbero concorrere con le app già esistenti per migliorare sempre di più i dispositivi di diagnosi ad oggi in uso.

Perché non utilizzare l’analisi della voce per fare un “tampone virtuale” preliminare a tappeto? Allora sì che si può individuare a chi fare i tamponi per confermare la diagnosi di Covid 19, spiega Saggio. Da oltre 30 anni l’affermato ricercatore fa sperimentazioni su sue idee con risultati riconosciuti a livello internazionale nel campo delle biotecnologie. Ed ora un’intuizione del 2009 potrebbe aiutare ad affrontare una pandemia.