Secondo il Report Excelsior di Unioncamere e Anpal sui fabbisogni occupazionali a medio termine (2019-2023), nei prossimi anni in Italia cambierà il panorama professionale e saranno necessari tra i 3 e i 3,2 milioni di nuovi occupati per soddisfare le esigenze di tutto il comparto produttivo italiano, comprensivo sia delle imprese private sia della pubblica amministrazione.
La maggior parte dei nuovi occupati del quinquennio 2019-2023 sarà assunto per affrontare il turnover occupazionale, mentre il restante 20% sarà soggetto all’incremento della domanda di lavoro. Questa nuova ondata di occupazioni sarà determinata sia dai cambiamenti tecnologici, sia dalle nuove mansioni professionali che nasceranno: infatti, l’evoluzione professionale potrebbe non portare alla semplice sostituzione di una figura professionale, ma bensì all’assunzione di un lavoratore con un diverso titolo di studio e nuove competenze.

A trainare la domanda complessiva di lavoro saranno le professioni legate alla “rivoluzione digitale” e quelle sul tema dell’ecosostenibilità, che richiederanno il coinvolgimento rispettivamente di 213mila e 481mila lavoratori.
Gli indirizzi di studio più richiesti saranno quello medico-sanitario, economico e ingegneristico e, sempre in questo quinquennio, le imprese hanno già previsto un aumento di personale specializzato negli indirizzi amministrativi, finanziari, di marketing e del turismo.

Nonostante sia previsto un aumento sostanziale dell’offerta rispetto alla domanda, i laureati e i diplomati previsti per il quinquennio rappresenteranno il 61-62% del fabbisogno totale degli occupati, mentre il livello di istruzione richiesto, corrispondente alla qualifica professionale e all’assolvimento dell’obbligo formativo, è di poco superiore al 38%. Questo significa che l’offerta prevista per i neolaureati (894mila unità) sarà inferiore al fabbisogno totale di laureati, che andrà dalle 959mila alle 1.014mila unità.
Secondo il rapporto Excelsior Unioncamere – ANPAL, infatti, esiste un divario generale tra domanda e offerta di lavoro di circa il 26,3%: questo dislivello è determinato dalla mancanza di profili adatti a una determinata posizione lavorativa richiesta dalle aziende.
Dal 2016 al 2018 questo valore è aumentato di quasi 5 punti percentuali (nel 2016 era al 21,5%) e continua a crescere a livello nazionale. Per quanto riguarda le professioni tecniche è ancora più ampio: dal 32% del 2016 è passato al 37% nel 2018, questo significa che su 100 posti di lavoro 37 non saranno coperti.

Il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli, ha sottolineato come in questo quadro sia sempre più importante «la scelta del percorso di studio nella vita dei giovani», per cui diventa fondamentale «fornire ai ragazzi e alle famiglie le informazioni più aggiornate sulle tendenze del mercato del lavoro e sulle professioni che offrono le migliori opportunità per il futuro».
Ciò si tradurrà non solo in una richiesta di nuove figure professionali o di figure già esistenti in grado di gestire le rapide trasformazioni tecnologiche, il cui “contenuto professionale” sta notevolmente cambiando, ma anche nella necessità di un costante adeguamento delle competenze digitali per tutte le nuove professioni che saranno richieste.