All’alba di quella che è stata definita la fase 2, molti si stanno chiedendo come sarà la vita post Coronavirus. Tra lezioni a distanza e nuovi metodi per approcciarsi alla didattica online, studenti e professori universitari si sono ritrovati a fare un salto nel buio. Nei giorni scorsi abbiamo visto come i ragazzi si siano adattati egregiamente al periodo di quarantena, ma ora ci siamo chiesti: questo periodo cambierà definitivamente la visione universitaria o sarà solo un momento di passaggio? Non siamo stati gli unici a porci questo dubbio: circa 70 atenei, facenti capo al RUS – la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile, hanno detto la propria in una lettera aperta indirizzata a tutti gli italiani. Ma andiamo nel dettaglio.

I giorni che si prospettavano nel futuro universitario sembravano bui e tempestosi all’inizio di questa quarantena, ma in realtà c’è stata una parola che ha continuato a girare parlando del futuro, resilienza. Questo termine, che nasce con riferimento alla terra, indica la capacità di adattamento di un individuo, o in questo caso di una società, che in un periodo di profonda difficoltà si rialza in un modo nuovo e imprevedibile.

Ad oggi, questa capacità viene portata avanti dal RUS che, nella lettera aperta, affronta approfonditamente l’attuale situazione delle università italiane, esponendo obiettivi e proposte per un futuro sostenibile.

Quali sono, quindi, gli obiettivi comuni espressi in questa lettera? L’idea di base è che al termine di questo periodo di Coronavirus, l’università italiana non si areni ma, anzi, colga questa occasione per ripensare al proprio futuro. Quindi sì ad uno sviluppo sostenibile con politiche di riconversione produttiva, sì anche al ripensamento dei processi formativi, inteso come riscrittura in toto degli attuali metodi, strumenti, tempi e processi educativi. La lettera, in sostanza, pone l’accento sull’arretratezza dei precedenti meccanismi accademici, promuovendo pertanto un adeguamento culturale e lavorativo affinché tutti siano a conoscenza delle infinite possibilità che il pensiero sostenibile riserva.

«Noi abbiamo capito che è possibile lavorare da lontano, che è possibile lavorare non entrando in un ufficio, che è possibile fare scuola in rete, pur con tutti i limiti. Questo non significa che il nostro mondo sarà sempre in modalità smart working o e-learning, perché questo non lo vuole nessuno, ma significa che il futuro ci deve vedere più pronti ad utilizzare gli strumenti che via via sono a disposizione, e quindi anche che in qualche modo i nostri impianti normativi devono darci il giusto spazio», afferma il Professor Giuseppe Pirlo, docente di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni e referente per Agenda Digitale e Smart City presso l’Università di Bari “Aldo Moro”, in riferimento al testo espresso nella lettera. Questo periodo, quindi, non deve essere dimenticato ma, anzi, deve essere un monito per la spinta futuristica alla quale le università italiane stavano da tempo aspirando senza mai essersi mosse nel concreto.