Come ormai chi ci segue da un po’ sa già, noi di CampusX perseguiamo l’obiettivo di realizzare strutture tecnologiche, sostenibili e futuristiche in ogni città in cui ci trasferiamo. Per noi, l’idea di Smart City non è un termine relegato all’ambiente cittadino, ma è qualcosa che si può realizzare anche in una micro-realtà, come quella dei campus. L’esempio più fulgido di questa mission è sicuramente il nostro CampusX di Roma progettato proprio sull’idea di ecosostenibilità e risparmio energetico, con pannelli termici e fotovoltaici che coprono una parte della produzione di acqua calda e dell’illuminazione stradale del campus. Questa ideologia ha poi influenzato anche la nascita delle nuove strutture, come il CampusX di Firenze e, gli attesissimi, CampusX di Torino.

Ma qual è ad oggi, dopo il covid-19, il futuro di una vera Smart City?

Con questo termine, secondo Wikipedia, si intende «un insieme di strategie di pianificazione urbanistica tese all’ottimizzazione e all’innovazione dei servizi pubblici così da mettere in relazione le infrastrutture materiali delle città»: pertanto, non è solo il progresso tecnologico a creare una città intelligente, quanto lo sviluppo di un intero ecosistema atto ad ospitare questa innovazione (esattamente come noi facciamo nei nostri campus).

Per capirci su un fronte più vicino a noi in questo momento, la situazione coronavirus ci ha permesso di fare un grande salto in avanti sul campo tecnologico. Quello che è accaduto è stata la presa di coscienza della realtà: non è bastato possedere un computer perché qualcuno potesse proiettarsi nel futuro ma, è stato necessario costruire un ecosistema di piattaforme, interazioni e servizi intorno alla stessa attività dei lavoratori e degli studenti.

Partendo dalla nostra piccola esperienza, quindi, possiamo cogliere l’occasione per parlare di un discorso più ampio legato proprio allo sviluppo di un ambiente cittadino che, come ormai sappiamo, può applicarsi a qualsiasi realtà. Quali sono, quindi, le attività essenziali oggi?

In primo luogo, c’è sicuramente la riqualifica del lavoro. Come abbiamo visto nei giorni scorsi, la stessa RUS sta chiedendo a gran voce un riallineamento delle Università e del mondo del lavoro, al fine di trattare nuove tematiche che permetterebbero di creare posti di lavoro innovativi in progetti fino ad ora poco considerati, come quelli legati alle politiche ecologiche e quelli volti all’implementazione di nuove tecnologie.

In secondo luogo, c’è lo sviluppo dell’efficienza energetica, della sostenibilità ambientale e della sicurezza, inteso non solo come mera costruzione tecnologica ma, come vera e propria creazione di un ecosistema. Senza entrare nel merito delle creazioni specifiche nel contesto urbano, ci basterà considerare che, ad oggi, l’utilizzo di sistemi ecologici ci permetterebbero di creare una Smart City costituita da sei dimensioni, in cui ciascun attore ha un preciso scopo nella salvaguardia dell’ambiente e della crescita tecnica.

In un futuro smart e distanziato, quindi, possiamo vedere una smart economy tecnologica e accessibile da remoto sia alla smart people, intesa come comunità informata, coinvolta e attenta alle direttive governative, sia alla smart governance, intesa come amministrazione in grado di gestire, monitorare e fornire servizi a distanza a tutte le strutture, ivi compresi gli ospedali.
Intorno a questi aspetti, si muove anche la crescita della smart mobility, dello smart living e della smart environment: tre temi che noi portiamo da sempre avanti nei nostri campus con la realizzazione di ambienti pensati per garantire comfort e benessere, ma anche con piccole accortezze, come la distribuzione delle nostre Xbottle a tutti nostri ospiti.

In conclusione, possiamo dire che il futuro della smart city è la smart city: tutto quello per cui è nata ed è stata pensata questa visione futuristica della società è, ad oggi, perfettamente applicabile ed è, anzi, altamente consigliabile.