Una nuova città, nuove abitudini, nessuno che decida per te quando svegliarti, mangiare, studiare e dormire.

Inizia così la vita da fuori sede: con un senso di totale libertà e con la percezione di essere solo tu, per la prima volta, responsabile di te stesso.

È ovviamente l’Università il principale motivo che spinge ad allontanarsi da casa e, se lo si fa, ci saranno di certo tanti buoni propositi.

Iniziare l’Università non è proprio semplice: bisogna acquisire un nuovo modo di studio, organizzarsi per seguire le lezioni, avere un differente approccio con i professori e con i compagni; è tutto nuovo e non sarebbe così strano se dovesse creare smarrimento.

 

Ad ogni modo c’è un aspetto molto positivo: la lontananza insegna a mettere a fuoco ciò che davvero c’è di importante nella vita. Quando si affaccerà la malinconia, bisognerà ricordarsi che il motivo che ha determinato questa scelta è importante sia per se stessi che per chi aspetta fiero il ritorno a casa.

Tornando a casa ci si renderà conto che non tutto si è fermato con la propria partenza, anzi tutto va avanti e si aggiorna.
Ciò non significa non appartenere più a quel luogo, ma semplicemente avere la consapevolezza di esser cresciuti ed avere il proprio “punto di riferimento” altrove.

Gli aspetti positivi sono tanti, perciò è necessario non farsi scoraggiare da questo senso di smarrimento ma anzi rendersi conto di essere maturati ed essere in grado di: gestire i soldi, il tempo, lo spazio e soprattutto i rapporti con gli altri.

La vita universitaria deve essere formativa sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista personale; è una “palestra di vita” e per un fuorisede lo è ancora di più.

 

Nell’anno accademico 2017/2018, su 1 milione e 600mila ragazzi iscritti negli atenei d’Italia, oltre 1 su 4 (appunto, circa 400mila) era fuori sede.

Quasi uno studente universitario su tre sceglie di frequentare un ateneo fuori sede, cioè situato fuori dalla regione di residenza: nell’anno accademico 2017-2018 la percentuale ha raggiunto il 27,4% e, dal 2013-2014 quando la quota era pari al 24,5%, la crescita media annua è stata del 2,7%. Fra gli studenti magistrali (quelli post-triennio) la percentuale è ancora superiore e raggiunge il 36%.